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Gli sdraiati
“Gli sdraiati”, (2013) di M. Serra
PSICOCONSIGLIO LETTERARIO DI GENNAIO 2018

“Gli sdraiati” è un libro che racconta il rapporto di un padre con suo figlio adolescente. Con gli occhi dell’adulto, l’adulto si trova ad osservare suo figlio e i suoi amici, un mondo per lui difficile da capire, diverso dal rapporto padri-e-figli delle generazioni precedenti ma proprio per questo unico; e osservando suo figlio, Michele non può fare a meno di osservare sé stesso e la sua funzione di padre. È un padre silenzioso, che osserva, che riflette, affezionato al figlio e che cerca di trovare qual è il modo di essere padre, quando essere autoritario o despota non è più della sua generazione.

All’interno di questo libro, anche i luoghi raccontano la differenza dei valori. Il padre che guarda alla natura, ai cambiamenti climatici al mare, alla vendemmia e alla montagna e che attraverso il contatto con la natura vorrebbe entrare in contatto con il figlio, in un’esperienza che li accomunasse e li unisse. Il figlio e i suoi amici, che non sembrano entrare in contatto con la sua visione del bello e del dovere.

Il padre si trova quindi a vedere come il mondo del figlio sia fatto di altro, di andare a dormire tardi per poi svegliarsi tardi, il divano, la musica nelle orecchie e il pc tra le mani, le felpe alla moda e un abbigliamento che lui non comprende.

È meraviglioso come nel libro la sensazione della distanza si percepisca nella quotidianità e nel concreto, mentre il padre ogni tanto apre a riflessioni personali.

Quando poi il libro sembra aver delineato due mondi distanti, ecco la conclusione (che non dirò per non rovinarne la lettura): una conclusione molto bella e contemporaneamente onesta, che mostra come il modo di vivere il mondo di padre e figlio rimangano diversi ma trovano un punto di contatto.

Consigliato a: a questa nuova generazione di genitori che si trova con un figlio adolescente.

Consigliato perchè: nel leggere questo libro, il genitore-lettore può trovare punti di contatto con la fatica di essere padre, di comprendere i figli, il loro abbigliamento e i loro modi di vivere ri-conoscendosi nelle fatiche e nella bellezza di questo momento di vita.

Citazioni:

“penso a come è stato facile amarti da piccolo. A quanto è difficile continuare a farlo ora che le nostre stature sono appaiate, la tua voce somiglia alla mia e dunque reclama gli stessi toni e volumi, gli ingombri dei corpi sono gli stessi”;

“ “Nel frattempo cerca di continuare a vivere”, ecco un’onesta definizione media dei genitori: dico quelli della mia generazione, ma più compiutamente, e con molti patemi in meno rispetto a noi, anche quelli che ci hanno preceduto. Con il forte sospetto – quasi una certezza – che le generazioni precedenti, quanto all’arte di non farsi sopraffare dai figli, fossero molto più attrezzate della nostra.”;

“Prima non si era mai visto. Ci ho pensato a lungo, nei giorni seguenti. Non ha detto, Stefano, che era giusto o sbagliato, morale o immorale. Ha detto che non si era mai visto, e credo sia perfettamente vero. Possiamo pensare di te, di Pedro, del vostro sonno diurno nel pieno di un giorno speciale per tutti, ciò che vogliamo, che sia la più imperdonabile delle mancanze, oppure che sia il segno di una nuova e geniale maniera di vivere. Ma non c’è dubbio che “un mondo dove i vecchi lavorano e i giovani dormono” non si era mai visto”;

“ “Dice suo figlio che lei odia i tatuaggi.” “Non è che li odio, è che quando uno invecchia e la pelle si rilascia, il tatuaggio non regge più, e collassa. È una moda che non considera l’azione del tempo. Non si può fare finta di rimanere forever young” (…) “Il tatuaggio è bello perché muore insieme al corpo. L’opera e il corpo umano sono la stessa cosa. E non bisogna neanche scomodare i musei, basta la cremazione ad archiviare la pratica””

“Avrei voluto (Dovuto? Potuto? Faccio sempre più fatica a discernere, tra questi tre verbi) dirti che in montagna si ascolta solo la voce della natura. Ogni altro suono è superfluo e disturbante. La bolsa retorica di quel concetto mi dissuase; rimasi zitto e ti evitai la fatica di dovermi rispondere (dopo esserti tolto un auricolare per capire quello che ti stavo dicendo) “le orecchie sono le mie””.

Buona lettura!

Dott.ssa Fabiana Zermiani
Psicologa Psicoterapeuta Verona


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Dott.ssa Fabiana Zermiani Psicologa Psicoterapeuta
Verona e San Bonifacio

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Iscritta all’all’Ordine degli psicologi del Veneto col n.7864 sezione A dal 16/03/2011
Laurea triennale in Psicologia della personalità e delle relazioni interpersonali, Specializzazione in Psicologia clinico dinamica presso l’Universita degli Studi di Padova
P.I. 04126300237

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